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Superbonus: il ruolo del General Contractor

di Consuelo Leonardi

Superbonus: il ruolo del General Contractor

Il legislatore italiano con D.L. 19 maggio 2020, n. 34 il c.d. Decreto Rilancio ha introdotto il Superbonus, un’agevolazione fiscale volta ad incentivare la realizzazione di manutenzioni straordinarie in materia di efficientamento energetico ed antisismico nonché l’installazione di impianti fotovoltaici finalizzati all’autoconsumo o di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.

L’agevolazione, che eleva al 110% l’aliquota di detrazione delle spese sostenute per specifici interventi, ineriva in origine alle spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, tuttavia, per effetto di alcune modifiche normative – da ultimo la Legge di bilancio 2022 (L. 30 dicembre 2021 n. 234) – i termini per usufruire del Superbonus sono stati prorogati come da tabella che segue.

Per interventi effettuati da:

  • condomìni,
  • unico proprietario (o comproprietario) dell’intero edificio composto da due a quattro unità immobiliari,
  • persone fisiche su unità immobiliari site all’interno dello stesso condominio o dello stesso edificio interamente posseduto, per gli “interventi trainati”,
  • ONLUS, organizzazioni di volontariato o associazioni di promozione sociale

detrazione del:

110% per le spese sostenute fino al 31.12.2023

70% per le spese sostenute fino al 31.12.2024

65% per le spese sostenute fino al 31.12.2025

  • IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) ed enti equivalenti,
  • cooperative edilizie di proprietà indivisa

detrazione del 110% fino al 31.12.2023, a condizione che alla data del 30.6.2023 siano stati eseguiti lavori per almeno il 60% dell’intervento complessivo

¾ persone fisiche su edifici unifamiliari

detrazione del 110% fino al 31.12.2022, a condizione che alla data del 30.6.2022 siano stati eseguiti lavori per almeno il 30% dell’intervento complessivo

Gli interventi per i quali può essere richiesto il Superbonus si dividono in interventi “trainanti” e interventi “trainati”.

Nella categoria degli interventi “trainanti” rientrano:

  • gli interventi di isolamento termico degli involucri edilizi, con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio stesso e che rispettano i requisiti di trasmittanza U, definiti dal D.L. 63/2013 art. 14 co. 3-ter;
  • gli interventi di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale sulle parti comuni: interventi condominiali di sostituzione degli impianti esistenti con impianti centralizzati destinati al riscaldamento, al raffreddamento – nel caso in cui si installino pompe di calore reversibili – e alla produzione di acqua calda sanitaria;
  • gli interventi antisismici.

Nella categoria degli interventi “trainati” rientrano:

  • gli interventi di efficientamento energetico;
  • l’installazione di impianti solari fotovoltaici (anche su strutture pertinenziali agli edifici);
  • l’installazione contestuale o successiva di sistemi di accumulo integrati negli impianti solari fotovoltaici agevolati;
  • gli interventi finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche (di cui all’art. 16-bis, co 1, lett. e) del DPR 917/1986);
  • l’installazione di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici nel rispetto dei seguenti limiti di spesa:
    • 2.000 Euro per gli edifici unifamiliari o per le unità immobiliari situate all’interno di edifici plurifamiliari funzionalmente indipendenti e con uno o più accessi autonomi dall’esterno;
    • 1.500 Euro per gli edifici plurifamiliari o condomini che installino un numero massimo di otto colonnine;
    • 1.200 Euro per gli edifici plurifamiliari o condomini che installino un numero superiore ad otto colonnine.

Il diritto al Superbonus spetta per gli interventi trainati unicamente se eseguiti congiuntamente ad almeno uno degli interventi trainanti. Condizione che, la normativa precisa possa ritenersi soddisfatta se “le date delle spese sostenute per gli interventi trainati, sono ricomprese nell’intervallo di tempo individuato dalla data di inizio e dalla data di fine dei lavori per la realizzazione degli interventi trainanti.”

Il contribuente per poter usufruire del Superbonus è tenuto, in aggiunta agli adempimenti ordinariamente previsti per le detrazioni, ad acquisire:

  • il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta. Obbligo precedentemente previsto unicamente nel caso di esercizio dell’opzione per lo sconto in fattura o la cessione del credito da parte del contribuente, esteso dalla L. 234/2021 anche al caso di fruizione della detrazione in dichiarazione dei redditi, salvo il caso di dichiarazione presentata direttamente dal contribuente all’Agenzia delle Entrate, ovvero tramite il sostituto d’imposta che presta l’assistenza fiscale;
  • l’asseverazione tecnica relativa agli interventi di efficienza energetica e di riduzione del rischio sismico – da parte di tecnici abilitati – che certifichi il rispetto dei requisiti tecnici necessari ai fini delle agevolazioni fiscali e la congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati, in accordo con le disposizioni dei decreti ministeriali.

Al riguardo, è stato inoltre precisato che, per tutti i bonus edilizi, rientrano tra le spese detraibili anche quelle sostenute per il rilascio del visto di conformità e delle attestazioni e asseverazioni.

Un’ulteriore particolarità della disciplina del Superbonus è sancita all’art. 121 del Decreto Rilancio, che prevede tre modalità alternative grazie alle quali i contribuenti possono usufruire del Superbonus per gli interventi precedentemente descritti.

Il contribuente può, infatti, optare tra:

(1) detrazione diretta

(2) cessione del credito d’imposta

(3) sconto in fattura.

  1. La Detrazione

La detrazione è riconosciuta al contribuente nella misura del 110%, da ripartire in 4 quote annuali di pari importo per la spesa sostenuta dal 1° gennaio 2022.

L’Agenzia delle Entrate, precisa che indipendentemente dalla data di avvio degli interventi cui le spese si riferiscono, per l’applicazione dell’aliquota corretta è necessario fare riferimento:

  • alla data dell’effettivo pagamento (criterio di cassa) per le persone fisiche, gli esercenti arti e professioni e gli enti non commerciali;
  • alla data di ultimazione della prestazione (criterio di competenza), indipendentemente dalla data dei pagamenti, per le imprese individuali, le società e gli enti commerciali.

È importante ricordare, che come tutte le detrazioni d’imposta, l’agevolazione è ammessa entro il limite di capienza dell’imposta annua derivante dalla dichiarazione dei redditi. È dunque fondamentale tenere in considerazione, prima di optare per l’utilizzo diretto della detrazione, che se la quota annuale della detrazione non trova capienza nell’imposta lorda di ciascun anno questa non potrà essere portata in detrazione con la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo né essere richiesta a rimborso.

  1. La Cessione del Credito d’Imposta

Il meccanismo della cessione del credito consente al contribuente, una volta effettuato il pagamento effettivo dei lavori, regolarmente fatturati e bonificati, di cedere il credito d’imposta corrispondente alla detrazione spettante, ad altri soggetti, ivi compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari, in cambio del rimborso, sulla base di un “piano di rimborso”, per un ammontare corrispondente alla detrazione fiscale.

Il Decreto Rilancio che inizialmente prevedeva la facoltà di ulteriori e successive cessioni del credito è stato modificato dal Decreto Frodi n.13 del 25 febbraio 2022, che ha imposto dei limiti alle cessioni del credito. Successivamente alla prima cessione del credito la normativa consente solo altri due trasferimenti, purché questi avvengano in favore di banche e/o intermediari finanziari iscritti all’Albo degli intermediari finanziari (ex art. 106 del Testo Unico Bancario) o verso imprese di assicurazione autorizzate ad operare in Italia.

Il Decreto Frodi, inoltre, vieta a partire dal 1° maggio 2022 le cessioni parziali del credito d’imposta, successivamente alla prima comunicazione dell’opzione all’Agenzia delle Entrate. Nonché introduce, sempre a partire dal 1° maggio 2022, il c.d. “bollino blu”, un codice identificativo da attribuire ai crediti di imposta che consentirà all’Agenzia delle Entrate di monitorare con più facilità le ulteriori cessioni dello stesso credito.

  1. Lo Sconto in Fattura

Lo sconto in fattura consente di usufruire del contributo del Superbonus sottoforma di sconto in fattura per un ammontare massimo pari al corrispettivo dovuto, da richiedere direttamente al fornitore, il quale lo recupera maturando un credito verso l’erario da usare in compensazione o cedere a sua volta a terzi, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari.

In questo caso, diversamente dalla cessione del credito, il contribuente non paga alcunché per i lavori, che ricadranno integralmente sul fornitore, il quale maturerà un credito d’imposta pari alla detrazione spettante al contribuente. Detrazione che potrà a sua volta cedere a terzi.

Il contribuente ha la facoltà di scegliere tra detrazione diretta, cessione del credito d’imposta o sconto in fattura in relazione a ciascun stato di avanzamento dei lavori (“SAL”). Per quanto riguarda il Superbonus, i SAL per ciascun intervento complessivo non possono essere più di due, il primo deve riferirsi ad almeno il 30% dell’intervento medesimo mentre il secondo ad almeno il 60%.

Riassumendo, il contribuente nella scelta della modalità mediante la quale intende usufruire del Superbonus deve anzitutto tenere presente che la cessione del credito e lo sconto in fattura risultano particolarmente vantaggiose per i soggetti incapienti, che non potrebbero in alcun modo usufruire del Superbonus tramite la detrazione diretta, poiché l’agevolazione è ammessa entro il limite di capienza dell’imposta annua derivante dalla dichiarazione dei redditi.

La cessione del credito e lo sconto in fattura consentono, invece, al contribuente di ottenere gli stessi vantaggi in momenti diversi. Infatti, il contribuente che opta per la cessione del credito è tenuto in un primo momento a pagare per gli interventi di efficientamento energetico per poi recuperare l’investimento solo in un secondo momento mediante il piano di rimborso risultato della cessione del suo credito ad un soggetto terzo; mentre con lo sconto in fattura il contribuente ha un vantaggio immediato, non dovendo sopportare alcun esborso per i lavori oggetto del Superbonus.

Il General Contractor

Il grande successo del Superbonus e il conseguente intervento di più imprese per la realizzazione di importanti lavori di carattere specifico e altamente specializzato (p.e. impianti elettrici, impianti idraulici, impianti termici …) su un singolo edificio hanno reso necessario l’intervento di una figura impegnata al coordinamento e al controllo di detti lavori. Da ciò deriva l’ingresso nel diritto civile della figura del General Contractor, già nota nel diritto amministrativo (art. 194 del codice degli appalti pubblici).

Il General Contractor, seppur non assumendo per contratto con il committente il ruolo di appaltatore generale, si occupa per gli interessati al Superbonus dei seguenti incarichi:

  • contrattualizzare le imprese operative (ovverosia le imprese incaricate di svolgere gli specifici interventi trainanti e trainati sull’immobile);
  • “regista generale” di tutti i lavori;
  • organizzare le operazioni accessorie e necessarie per ottenere l’agevolazione fiscale (p.e. interfacciarsi con i professionisti tenuti a rilasciare il visto di conformità e l’asseverazione tecnica);
  • anticipare il pagamento delle prestazioni svolte dai vari soggetti, quali: imprese operative, progettisti, professionisti, etc., per poi descrivere i vari costi nella fattura finale inviata al suo committente, il quale potrà usufruire poi del Superbonus optando o per la detrazione diretta, oppure per lo sconto in fattura e la relativa cessione del credito al General Contractor.

La qualificazione giuridica del contratto stipulato tra il soggetto che intende usufruire del Superbonus (“committente”) e il General Contractor è stata oggetto di recente dibattito dottrinale; parte della dottrina riteneva che tale contratto rientrasse nella species del contratto d’appalto ex 1655 c.c., altra invece, qualificava il contratto in questione quale contratto di mandato senza rappresentanza ai sensi dell’art. 1705 c.c.

Determinare l’appartenenza di tale negozio alternativamente alla species del contratto d’appalto o a quella del mandato senza rappresentanza è fondamentale, viste le significative differenze da un punto di vista di responsabilità e oneri del General Contractor. Nella prassi si è preferito optare per la qualificazione giuridica di contratto di mandato senza rappresentanza del contratto stipulato tra committente e General Contractor, qualificazione che ha anche riscosso il placet dell’Agenzia delle Entrate.

Da una simile qualificazione giuridica derivano una serie di conseguenze sia per il committente che per il General Contractor che meritano di essere evidenziate.

Anzitutto il General Contractor, in qualità di mandatario, agisce ai sensi dell’art. 1703 c.c., per la stipula degli atti giuridici con le imprese operative e con i professionisti individuati, in nome proprio, ciò implica che il mandante è estraneo a tutti gli obblighi che il mandatario assume nei contratti di appalto con le imprese operative e/o nei contratti di opera professionale con i diversi professionisti. Pertanto, questi ultimi, in caso di inadempimento del General Contractor non potranno in alcun modo rivolgersi al mandante.

La qualifica di mandatario è, inoltre, particolarmente favorevole per il General Contractor, il quale assume nei confronti del mandante, una mera obbligazione di mezzi, rispondendo solo per colpa nei casi in cui – agendo in contrasto con la diligenza professionale prevista all’art. 1176 II comma – abbia impedito al mandante di usufruire del Superbonus. Qualora il contratto fosse qualificato come appalto, il General Contractor assumerebbe una ben più onerosa obbligazione di risultato nei confronti del committente, rispondendo oggettivamente, sia per fatto proprio che per fatto altrui, ovverosia delle obbligazioni delle imprese operative e dei professionisti coinvolti.

Il General Contractor dovrà sempre agire con la diligenza del mandatario (ex art. 1710 c.c.), dunque anche nella gestione dei contratti d’appalto e di prestazione d’opera professionale stipulati, al fine di assicurare al mandante la fruizione del Superbonus. Dovrà ad esempio preoccuparsi di prevedere in ciascun contratto adeguate penali per evitare eventuali ritardi nell’esecuzione degli interventi che possano pregiudicare l’ottenimento del Superbonus, controllare l’andamento dei lavori e verificarne la compliance con quanto stabilito nella normativa che regola il Superbonus, nonché prendere tutte le iniziative che spettano al committente (ex art. 1662 c.c.) nei confronti delle imprese operative.

Solo nei casi in cui il General Contractor si assuma anche l’esecuzione di parte dei lavori, dovrà stipulare con il soggetto che intende usufruire del Superbonus anche un contratto d’appalto, che coesisterà e sarà funzionalmente e geneticamente collegato al contratto di mandato senza rappresentanza.

La qualificazione giuridica di contratto di mandato senza rappresentanza del contratto stipulato tra committente e General Contractor ha ulteriori conseguenze, in particolare, sotto il profilo della legittimazione attiva a pretendere il risarcimento del danno dall’impresa operativa che nello svolgimento dei lavori ha causato dei danni all’immobile del committente.

Il General Contractor avendo stipulato i contratti con le imprese operative in qualità di mandatario senza rappresentanza risulta essere l’unico soggetto legittimato a richiedere il risarcimento del danno all’impresa, senza tuttavia, aver concretamente subito alcun danno. Il mandante, soggetto danneggiato, invece, non ha alcun rapporto contrattuale con l’impresa incaricata del lavoro e pertanto, risulta carente della legittimazione ad agire. Una simile situazione genera una scissione tra il soggetto che ha subito il danno ma non ha legittimazione ad agire e il General Contractor che ha la legittimazione a pretendere il risarcimento di un danno che di fatto non ha subito. Scissione che non può certamente andare a beneficio dell’impresa danneggiante escludendo un qualunque obbligo risarcitorio.

Una soluzione che consentirebbe alle parti di ovviare al problema in maniera piuttosto semplice è rappresentata dall’introduzione da parte del General Contractor nei contratti d’appalto con le diverse imprese operative, di una clausola che impegni tali imprese a risarcire il mandante dei danni arrecati nel corso della realizzazione degli interventi. 

In assenza di tale clausola – nonostante, la dottrina si sia preoccupata di fornire vari argomenti per assicurare al General Contractor un’azione diretta ad ottenere una sentenza di condanna nei confronti del danneggiante al risarcimento del danno causato al mandante – il mandante danneggiato non avrà altro rimedio che agire nei confronti dell’impresa, ai sensi dell’art. 2043 c.c., con tutte le difficoltà probatorie a carico dell’attore previste in caso di azione di responsabilità extracontrattuale.

 

 

 

 

 

 

 

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